Davide Bruno

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15/10/2010

Diamond, Mortensen e Pissarides vincono il Nobel per l'Economia

Le analisi dei tre economisti sono finalizzate a capire «come la regolamentazione - scrive sempre l'Accademia di Stoccolma - e la politica economica influenzino la ricerca di un posto. Per esempio: se si aumenta il sussidio a chi non ha un posto, può accadere che livello del tasso disoccupazione cresca, oltre al tempo in cui si cerca il lavoro».

Un tema, quest'ultimo, della riforma degli ammortizzatori sociali (in Italia conosciamo bene la cassa integrazione) al centro del dibattito politico e culturale. L'Ocse, per esempio, ha più volte sottolineato che, se da un lato c'è bisogno di forti investimenti sulla formazione giovanile, non si può sottovalutare quella degli over 40. Questi ultimi, infatti, difficilmente svolgono un'attività di "acculturamento". Così, a fronte di nuovi lavori sempre più specializzati, rischiano di rimanere per sempre fuori dal mercato del lavoro. Un problema non solo per loro ma nache per la sostenibilità dei conti pubblici.

Diamond il più noto, ad un passo dalla Fed
Tra i tre neo-premiati, indubbiamente il più noto è Diamond che Barack Obama aveva proposto per un posto nel board della Fed. Poi, però, non se ne è fatto alcunché: il Senato ha bocciato la candidatura. «Lui è il maestro - dice Giacomo Vaciago - , Mortensen e Pissarides sono due suoi intelligenti discepoli, che hanno scritto molti libri insieme. Diamond è il più famoso, gli altri due si sono affermati applicando le sue teorie». «Il problema oggi - aggiunge Vaciago - è come ridurre la disoccupazione nei paesi avanzati. I modelli di questi studiosi spiegano come sia razionale che vi siano disoccupati, anche per imperfezioni dei mercati, non corrette dalla politica economica». Cioè? «La search theory di Diamond ci dice che sul mercato ci sono disoccupati e aziende che cercano lavoro, ma che difficilmente tutto ciòsi trasforma in un equilibrio». Non c'è conoscenza su ciò che succede. Chi cerca lavoro non riesce a rivolgersi a tutti quelli che «avrebbero bisogno di lui e le aziende non ti conoscono. Per cui si rimane disoccupati per tutto un insieme di problemi informativi e perchè ci sono frizioni sui mercati».

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