07/08/2009

Tassa sull'oro di Bankitalia: Trichet boccia il governo

«Siamo senza ambiguità contro la tassazione sull'oro di Banca di Italia. Il nostro giudizio è negativo e pensiamo che una simile misura infranga i trattati comunitari». Così Jean-Claude Trichet, presidente della Bce, sull'intenzione dell'esecutivo italiano di tassare le plusvalenze delle riserve auree riserve auree di Palazzo Koch. Per quanto riguarda poi un possibile ricorso contro l'articolo della manovra anti-crisi (che prevede la tassazione), già entrata in vigore malgrado il parere negativo, comunque non vincolante, della Bce, Trichet ha ricordato che c'é un impegno del Governo italiano ad applicare la «golden tax» soltanto con l'approvazione della Bce e i Banca d'Italia e ha concluso: «Non voglio ipotizzare niente per il futuro, vedremo che cosa succederà ora».

La norma che prevede una tassazione al 6% delle plusvalenze sulle riserve auree della Banca d'Italia fino a un tetto di 300 milioni, è contenuta nella manovra d'estate del governo (leggi l'abc a cura del Sole24ore.com) approvata definitivamente sabato primo agosto dal Senato e firmata dal Presidente della Repubblica. È una delle misure che più ha fatto discutere soprattutto perché giudicata da più parti una minaccia all'indipendenza della Banca d'Italia. Lo stesso Napolitano, in occasione del ventennale della morte del governatore di Bankitalia Paolo Baffi, l'aveva velatamente criticata nel suo discorso. «La tradizione di indipendenza e di rigore della Banca d'Italia rimane patrimonio prezioso delle istituzioni repubblicane» aveva dichiarato poche ore prima che il senato votasse la fiducia alla manovra.

La netta bocciatura da parte dell'Eurotower mette ora in difficoltà l'esecutivo. Nell'articolo 14 della stessa manovra anti crisi infatti - come ha ricordato in una nota lo stesso presidente del Consiglio - è previsto che la norma non potrà avere applicazione senza il parere non ostativo, cioè favorevole, della Bce, e senza il consenso espresso della Banca d'Italia».

Il presidente della Bce nel corso della conferenza stampa, seguita all'annunico della decisione di mantenere invariati i tassi di interesse, ha parlato anche della crisi economica. Le previsioni dell'Eurotower sono di una ripresa graduale dell'economia nell'eurozona nel 2010. L'incertezza sullo stato attuale dell'economia resta comunque molto alta ha precisato Trichet.

SOLE24ORE

04/08/2009

COS'E' LA BASE MONETARIA

La base monetaria o moneta ad alto potenziale è costituita dalla moneta legale - ossia dalle banconote e dalle monete metalliche che per legge devono essere accettate in pagamento - e dalle attività finanziarie convertibili in moneta legale rapidamente e senza costi, esistenti in un determinato momento nel sistema economico. Può essere anche definita come l'insieme delle attività finanziarie utilizzabili dalle banche per costituire le riserve obbligatorie presso la banca centrale. Rappresenta la definizione più ristretta di moneta e, quindi, il più ristretto degli aggregati monetari, noto come M0.

Arcelli, ad esempio, che è stato a lungo il più importante esperto di economia monetaria in Italia, ha scritto che “la moneta emessa dalla Banca Centrale è definita base monetaria o moneta ad alto potenziale ed è costituita dai debiti a vista della Banca d'Italia, che comprendono le banconote e i depositi del pubblico e delle aziende di credito presso l'istituto di emissione, e dai debiti a vista del Tesoro che comprendono le monete metalliche coniate dalla Zecca”.

La base monetaria è creata dalla banca centrale che a questo scopo acquista titoli dalle banche ordinarie, accreditando il relativo importo alle banche stesse su conti di queste presso la banca centrale.

In passato - e in qualche ordinamento (Hong Kong, Scozia e Irlanda del Nord) ancor oggi - anche le banche potevano essere autorizzate ad emettere moneta legale, a fronte di un ugual valore di riserve di valuta estera depositate presso la banca centrale.

In alcuni paesi monete metalliche o, più raramente, banconote costituenti moneta legale possono essere emesse da amministrazioni dello stato (così era in passato anche in Italia, quando il tesoro emetteva la moneta metallica e le banconote da 500 lire), che cedeva le monete ottenendo un modesto guadagno noto come signoraggio.

La base monetaria, emessa dalla banca centrale, viene immessa nell'economia attraverso diversi canali:

  • la variazione delle riserve ufficiali;
  • il finanziamento del tesoro;
  • le operazioni di mercato aperto;
  • il finanziamento delle banche.

Le riserve ufficiali sono costituite da oro, valute estere, diritti speciali di prelievo e crediti internazionali in valuta detenuti dalla banca centrale. Se un operatore si rivolge (direttamente o indirettamente, per mezzo di altre istituzioni finanziarie, quali le banche) alla banca centrale per cambiare valuta estera in valuta nazionale, la banca centrale aumenta le sue riserve ufficiali in misura pari alla valuta estera che riceve e, nel contempo, aumenta la base monetaria in misura pari valuta nazionale che da in cambio; il contrario avviene se un operatore cambia valuta nazionale in valuta estera. Un saldo positivo della bilancia dei pagamenti determina l'afflusso di valuta estera nell'economia e, in regime di cambi fissi, l'aumento delle riserve ufficiali e della base monetaria; al contrario, un saldo negativo determina un deflusso di valuta estera e, in regime di cambi fissi, la diminuzione delle riserve ufficiali e della base monetaria.

La base monetaria aumenta quando la banca centrale acquista titoli del debito pubblico al momento dell'emissione dal tesoro, o attraverso anticipazioni o altre modalità (cosiddetta monetizzazione del disavanzo). La moneta entra in circolazione nell'economia attraverso la spesa pubblica (retribuzioni, acquisti di beni e servizi ecc.). Tale modalità di finanziamento del tesoro da parte della Banca Centrale Europea o delle bance centrali dei paesi membri è, nell'area dell'euro, vietato dall'art. 101 del Trattato di Maastricht. In Italia il finanziamento diretto del tesoro non è più possibile dal 1981.

La banca centrale opera attraverso operazioni di mercato aperto, acquisti o vendite di titoli del debito pubblico effettuati dalla banca centrale sul mercato secondario, ossia con soggetti, diversi dall'emittente, che li avevano in precedenza acquistati. L'acquisto di titoli aumenta la base monetaria in misura pari all'ammontare pagato dalla banca centrale in cambio degli stessi, così come la vendita di titoli diminuisce la base monetaria in misura pari all'ammontare pagato alla banca centrale dagli acquirenti.

La banca centrale aumenta la base monetaria ogni volta che acquista attività pagandole con moneta, ovvero con una propria passività e viceversa diminuisce la base monetaria quando vende le attività, ricevendo moneta.

Le attività acquisite dalla banca centrale sono redditizie. La banca incassa ad esempio interessi sui titoli del debito pubblico. Sottratti i costi di produzione della moneta legale (assai ridotti)si ottiene il cosiddetto signoraggio, in parte utilizzato dalla banca centrale per coprire i propri costi di funzionamento, in parte prelevato dallo stato sotto forma d'imposta e per resto costituente l'utile della banca centrale.

La banca centrale può finanziare le banche attraverso varie modalità: risconti di titoli, anticipazioni ecc. Tutte le volte che effettua una di queste operazioni, la banca centrale accresce la base monetaria in misura pari all'ammontare del finanziamento; le banche, a loro volta, distribuiscono la moneta così ricevuta al resto dell'economia, principalmente attraverso operazioni di credito.

La base monetaria è uno dei principali determinanti dell'offerta di moneta, facilmente controllabile da parte delle autorità monetarie, e per questo fondamentale per lo svolgimento della politica monetaria.

L'offerta di moneta, intesa come quantità di moneta esistente in un determinato momento nel sistema economico, è pari alla moneta legale in circolazione (il circolante) più i depositi nelle banche, mentre la base monetaria, come si è detto, è pari al circolante più le riserve depositate dalle banche presso la banca centrale (ed altri eventuali depositi presso la stessa); il rapporto tra offerta di moneta e base monetaria prende il nome di moltiplicatore monetario.

Nell'ipotesi, puramente teorica, che il pubblico depositi tutta la moneta presso le banche e queste impieghino interamente le somme così raccolte per effettuare prestiti, tolto il necessario per costituire le riserve obbligatorie presso la banca centrale, il moltiplicatore monetario è pari all'inverso del coefficiente di riserva obbligatoria, ossia della quota della raccolta che le banche sono obbligate a depositare presso la banca centrale. Poiché però il pubblico non deposita tutto il circolante presso le banche che non impiegano tutta la raccolta, l'ammontare effettivo dei depositi è inferiore al valore massimo teorico, calcolato in base al moltiplicatore teorico e sarà tanto più inferiore ad esso quanto più basso è il costo-opportunità di detenere liquidità da parte del pubblico e delle banche, a sua volta correlato ai tassi d'interesse.[1]

Visto il ruolo svolto nella politica monetaria, è importante conoscere il grado di controllo che la banca centrale ha sui vari canali di immissione della base monetaria nell'economia. Al riguardo si osserva che:

  • il canale delle riserve ufficiali è difficilmente controllabile, solo attraverso onerosi vincoli amministrativi sulle transazioni con l'estero. Le banche centrali, però, possono compensare le variazioni indesiderate di base monetaria generate da questo canale tramite variazioni di segno opposto determinate attraverso altri canali e, in particolare, con operazioni di mercato aperto (cosiddetta sterilizzazione);
  • il canale del finanziamento al tesoro è controllabile solo se la banca centrale non è obbligata a sottoscrivere il titoli del debito pubblico non collocati sul mercato secondario o, più in generale, a finanziare il tesoro (la soppressione di tale obbligo è il cosiddetto divorzio tra banca centrale e tesoro, avvenuto in Italia nel 1981);
  • il canale delle operazioni di mercato aperto è agevolmente controllabile e rappresenta uno strumento molto flessibile di politica economica, ampiamente utilizzato dalle banche centrali;
  • il canale del finanziamento alle banche è solo in parte controllabile, attraverso i tassi richiesti per le operazioni di finanziamento (in particolare, il tasso ufficiale di sconto), poiché gli effetti che si possono in tal modo ottenere dipendono anche dalle reazioni delle banche.

Francoforte pronta alla battaglia legale


"L' ORO alla Patria", grida Giulio Tremonti nel malcelato tentativo di allungare le mani sulle riserve auree della Banca d' Italia. "Giù le mani da quell' oro", rispondono all' unisono le autorità monetarie da Via Nazionale e dall' Eurotower di Francoforte. Il conflitto tra il governo italiano e l' Eurosistema delle banche centrali, invece di sciogliersi nel buon senso politico, continua a covare sotto le ceneri dell' irresponsabilità istituzionale. BERLUSCONI ha deciso di andare avanti comunque, nonostante i paletti del Quirinale e i veti della Bce. Nel pasticciaccio brutto del decreto anticrisi, l' articolo 14 che introduce l' imposta sulle plusvalenze sull' oro non industriale di società ed enti è un capolavoro di ambiguità e ipocrisia. Il comma 4 prevede che la tassa una tantum sulle disponibilità in oro della Banca d' Italia, per un gettito fissato in 300 milioni di euro, possa essere applicato solo "previo parere non ostativo della Banca centrale europea" e comunque attraverso un decreto non regolamentare del ministero dell' Economia, "su conforme parere della Banca d' Italia". Il premier, con tanto di comunicato ufficiale accluso al decreto, spiega che la norma non si presta così a fraintendimenti: garantisce in ogni caso l' indipendenza istituzionale e finanziaria della Banca centrale. Messo in questi termini, il caso sembrerebbe risolto. In realtà le cose non stanno così. Banca d' Italia e Bce assistono silenti ma attonite alle mosse del governo. Che senso ha introdurre una Golden Tax inattiva, vincolandone l' applicazione a "un parere non ostativo" che la Bce ha già negato, e a un "conforme parere" che la Banca d' Italia non emetterà mai? Questa, oggi, è la replica che si raccoglie presso le autorità monetarie. La Banca centrale europea ha già formulato ben due pareri, sul tema della tassazione delle plusvalenze sulle riserve auree, che non lasciano margini di dubbio. Il 24 luglio l' Eurotower ha scritto chiaro e tondo che quella forma di imposizione, tanto più se concepita come una tantum, viola l' indipendenza finanziaria e istituzionale della Banca d' Italia. Non solo: nella misura in cui prefigura un gettito con effetto retroattivo, su una plusvalenza non realizzata, da Banca d' Italia a Tesoro, configura una forma di finanziamento monetario al settore pubblico che è palesemente incompatibile con il Trattato di Maastricht. Dunque, è la linea dell' Eurosistema delle banche centrali, non ha senso scrivere una legge in cui si subordina il via libera a questa forma di imposizione fiscale a un "parere non ostativo della Bce", perchè a invalidare alla radice una misura del genere non è un verdetto specifico di un' istituzione europea, ma una "grundnorm" del diritto costituzionale comunitario. Per questo, adesso, tra Eurotower e Palazzo Koch si registra un preoccupato stupore per la scelta fatta da Berlusconi e Tremonti. Bce e Banca d' Italia non hanno nulla da aggiungere a quanto già non sia stato scritto negli atti ufficiali diffusi fino ad oggi. Non ci sono altri pareri da esprimere, perchè quelli già espressi dicono tutto. La Golden Tax è illegittima, punto e basta. Se poi il governo italiano, per ragioni di strategia interna o di tattica comunitaria, deciderà di andare avanti lo stesso con la tassazione, se ne assumerà fino in fondo la responsabilità, e si metterà in moto la fisiologica dialettica istituzionale di "check and balance". Sul piano interno, il presidente della Repubblica Napolitano valuterà nelle prossime ore se il nuovo decreto anticrisi, così formulato e corredato dal comunicato di Palazzo Chigi, risponde ai requisiti di legittimità richiesti dalla Costituzione italiana. Sul piano comunitario, pare evidente e scontato che la Bce non esiterà a far ricorso alla Corte di Giustizia del Lussemburgo, ai sensi dell' articolo 230 del Trattato europeo. La domanda che rimbalza tra Roma e Francoforte è la seguente: a chi giova, questa sfida agli equilibri istituzionali, in un momento di crisi economico-finanziaria ancora così acuta? E perchè accentuare le tensioni, quando sul piatto della bilancia ci sono solo 300 milioni di gettito? Tremonti, con la consueta logica del bastone e carota, alterna minacce populiste e aperture riformiste. Da un lato dice "quell' oro è del popolo, non di Via Nazionale" (e qui, per inciso, si potrebbe chiosare: se è del popolo, e lo vuoi colpire con una nuova imposta, stai facendo pagare più tasse agli italiani, contraddicendo uno dei dogmi della tua ideologia politico-economica). Dall' altro aggiunge "se ci saranno spazi per attivare la norma sull' oro senza forzature, c' è la possibilità di raccogliere fondi contro la crisi anche da lì". Dunque, ancora una volta, qual è il vero volto del ministro dell' Economia? Quello che intima o quello che dialoga? E un modestissimo "tesoretto" da 300 milioni di euro vale uno scontro istituzionale di portata globale? A Palazzo Koch e all' Eurotower si fa fatica a capire. C' è una possibile spiegazione nazionale. E' probabile che Tremonti abbia voluto tenere ancora carica la pistola della Golden Tax sulla tempia del governatore per non abbassare la guardia nel duello sotterraneoe strisciante, che lo induce a vedere in Mario Draghi un potenziale competitore politico, più che un naturale interlocutore economico. Ma c' è anche una possibile spiegazione sovranazionale. E' probabile che Tremonti voglia ritagliarsi il ruolo di capofila di un fronte inter-governativo europeo che, in nome del popolo che vota, punti a sottrarre legittimità (e quindi sovranità) alle tecnocrazie di Bruxelles e di Francoforte. In questo scenario il governo italiano, con la sua norma sull' oro, inattiva ma attivabile, cercherebbe prima o poi di aprire una falla, nella quale si potrebbero inserire anche le altre cancellerie. Con l' obiettivo di rimettere in discussione il primato delle banche centrali, e in prospettiva gli equilibri stessi del Trattato Ue. Con il Cavaliere potrebbe essere schierato su questa linea Sarkozy, forse Zapatero e qualche altro primo ministro dell' Europa centro-orientale. Non la Merkel, visto che in Germania un analogo tentativo di rimettere in gioco le riserve auree è stato respinto senza appello dalla Bundesbank. Ma in ogni caso, se questa fosse la scommessa di Roma, sarebbe comunque ad altissimo rischio. Come già accadde nella legislatura 20012006, gli italiani tornerebbero a riproporsi alla comunità internazionale con la consueta, squalificante immagine di sempre: i soliti furbi. E in ogni caso, si dovrebbe passare comunque per uno strappo istituzionale con la Bce, e per un contenzioso costituzionale con la Corte di Giustizia. Quello che ci si chiede, e non solo lungo l' asse Roma-Francoforte, è molto semplice. Se l' Italia va avanti sulla Golden Tax, rischia una procedura d' infrazione alla Ue e una condanna a Lussemburgo. Un presidente del Consiglio come Berlusconi, già così screditato dalle sue avventure personali, può far pagare al suo Paese anche il "supplemento" di un danno politico così devastante? 

Fondi al Sud, L’assalto delle aziende municipali

Sergio Rizzo©RIRPODUZIONE RISERVATA-corriere della sera- 04 agosto 2009

Fas usati per i buchi a Palermo, Roma e Catania. E per i battelli sui laghi al Nord

A Palermo, Catania e Ro­ma li utilizzano per tappare i buchi delle aziende muni­cipalizzate. A Parma per fi­nanziare l’Autorità euro­pea per la sicurezza alimen­tare. Un po’ più a nord «per la realizzazione degli inter­venti concernenti la flotta aziendale della Gestione go­vernativa di navigazione che fornisce il servizio nei laghi di Como, Maggiore e Garda». Si tratta di soldi presi dal Fas, il Fondo per le aree sottoutilizzate, che dovrebbe alimentare lo svi­luppo del Sud. Invece è di­ventato una specie di ban­comat per ogni evenienza.

ROMA — La pillola avvelenata è na­scosta in un paio di commi del decre­to anticrisi convertito in legge dal Par­lamento. Dove si prevede che entro sei mesi consiglieri e sindaci attual­mente in carica delle aziende di servizi locali possono essere revocati in antici­po se il Comune, la Provincia o la Re­gione azionista decideranno di ridur­ne il numero o anche soltanto le inden­nità. Una specie di spoils system che investirà soltanto le società partecipa­te da un unico ente locale, ed è per giunta a costo zero, essendo esplicita­mente escluso per legge «il diritto dei componenti revocati al risarcimento». Circa il bersaglio di questa norma «bastone» ci si potrebbe esercitare a lungo. È forse qualche società control­lata da un Comune o da una Provincia che alle ultime ammini­­strative ha cambiato segno, magari passan­do dalla sinistra alla destra? Chissà. Perfet­tamente identificato, invece, è il beneficia­rio della «carota» con­tenuta nella delibera Cipe di venerdì 31 lu­glio. Si chiama Diego Cammarata ed è il sin­daco (Popolo della li­bertà) di Palermo. I 150 milioni di euro che il Comitato, di cui è segretario il sicilia­nissimo Gianfranco Miccichè, ha destina­to al suo Comune «per investimenti di miglioramento del tessuto urbano, an­che nel settore dell’igiene ambientale» serviranno anche per tappare il buco dell’Amia, la municipalizzata per lo smaltimento dei rifiuti urbani che per­deva a rotta di collo mentre i suoi ex vertici si recavano in missione a Dubai (pare senza troppo badare a spese) nel tentativo di vendere i preziosi servizi della loro azienda agli arabi. Altri 150 milioni, che si aggiungono agli 80 che il governo aveva già dato a Palermo, in piena emergenza immon­dizia, mesi fa. E che si sommeranno agli eventuali maggiori introiti provo­cati dall’aumento delle tasse: il 26 giu­gno, con una propria ordinanza, il pre­mier Silvio Berlusconi ha autorizzato il solo Comune di Palermo, in deroga al blocco deciso un anno fa, a innalza­re l’addizionale comunale Irpef.

Si par­la di raddoppiarla dallo 0,4% allo 0,8%. Ben 230 milioni, quindi, sono stati inghiottiti da Palermo. Si tratta di sol­di presi in larga misura dal famoso Fas, il Fondo per le aree sottoutilizza­te, che dovrebbe alimentare lo svilup­po del Sud ed è invece una specie di bancomat per ogni evenienza. Dal Fas, per esempio, sono stati prelevati 220 (duecentoventi) milioni che sempre il 31 luglio il Cipe ha destinato alla Fon­dazione Ri.Med. Di che cosa si tratta? È un ambizioso progetto avviato nel 2005 a Carini, vicino a Palermo, trami­te una fondazione costituita dal gover­no italiano (allora c’era sempre Berlu­sconi) insieme alla Regione siciliana, all’Università americana di Pittsburgh e altri soggetti. Quando partì ne nac­que una polemica sollevata da parte della sinistra che la bollò come opera­zione elettorale e durante il governo di Romano Prodi accusò l’ex presiden­te della Regione Salvatore Cuffaro, og­gi componente del consiglio di ammi­nistrazione della Fondazione, e tagliò i finanziamenti. Il governo Berlusconi aveva inizialmente stanziato una som­ma enorme: 330 milioni in quattro an­ni. Arrivato Prodi, lo stanziamento fu ridotto a 110 milioni (poi addirittura a 40). La Fondazione fece ricorso al Tar, che un anno fa le ha dato ragione. E ora i 220 milioni mancanti per arriva­re a 330 sono improvvisamente riap­parsi, tutti sull’unghia, e con sorpren­dente tempismo nel bel mezzo delle
proteste siciliane.

Ma almeno qui, anche se qualcuno continua a giudicarlo almeno eccessi­vo, se non discutibile, si parla di inizia­tive scientifiche. Molto diverso è il ca­so in cui i soldi per lo sviluppo del Sud vengono impiegati per sanare i bilanci scassati delle municipalizzate. L’econo­mista Gianfranco Viesti sostiene, per esempio, che quei soldi sono serviti anche a coprire i buchi di Catania e Ro­ma. Fra i mugugni leghisti il sindaco del Comune etneo Raffaele Stancanel­li, senatore in carica, ha avuto 140 mi­lioni dal Cipe ben prima del suo colle­ga palermitano Cammarata. E ha subi­to fatto presente che soltanto le azien­de municipalizzate avevano presenta­to un conto da 119 milioni.

Il primo cittadino di Roma Gianni Alemanno ha ottenuto invece molto di più: 500 milioni. Soldi benedetti, a guardare i conti di alcune aziende co­munali. Nel biennio 2007-2008 il bilan­cio consolidato dell’Atac ha presenta­to perdite per 132 milioni. È di ieri la notizia, riportata da Repubblica , che il nuovo presidente, Massimo Tabac­chiera, ha avuto l’incarico di coordina­re la fusione delle aziende pubbliche del settore. Compenso previsto: 224 mila euro. Naturalmente, oltre all’in­dennità da presidente (87 mila euro). E l’Ama, azienda comunale dei rifiuti, ha chiuso il 2007 con un disavanzo di 36 milioni. Ma il sindaco non si è per­so d’animo e dopo aver cambiato i ver­tici aziendali ha disposto (anche qui fra le polemiche) un concorso per as­sumere 544 netturbini.

In una delle ultime riunioni del Ci­pe si è deciso di destinare anche 14 mi­lioni dei denari Fas, che erano stati a suo tempo riversati nel Fondo infra­strutture, per finanziare l’Autorità eu­ropea per la sicurezza alimentare di Parma. Mentre altri 12 milioni dello stesso pacchetto saranno impiegati «per la realizzazione degli interventi concernenti la flotta aziendale della Gestione governativa di navigazione che fornisce il servizio nei laghi di Co­mo, Maggiore e Garda». Ossia, i servi­zi pubblici di trasporto lacustre nei grandi specchi d’acqua a ridosso del­l’arco alpino.

Per non parlare delle tante sorpresi­ne del decreto anticrisi, provvedimen­to che ha sostituito di fatto la Finanzia­ria. Come un piccolo contributo di 8 milioni per consentire alle «imprese esercenti il servizio di trasporto pub­blico interregionale di competenza sta­tale », tipo la Sita del gruppo Ferrovie dello Stato, l’acquisto di nuovi auto­bus «categoria euro 4 ed euro 5». Op­pure 49 milioni per sovvenzionare la Tirrenia di navigazione, società statale male in arnese che dovrebbe essere privatizzata (ma l’operazione non si presenta semplice). Questi almeno non vengono dai fondi Fas. Ma sono pur sempre soldi di tutti.

15/05/2009

Istat: E'la crisi peggiore degli ultimi 30 anni

Brutte notizie: l'economia dell'Italia va in retromarcia! Tra bassa produttività, scarsa flessibilità sul lavoro, e scivoloni dell'export, che ha duramente accusato la crisi mondiale. Rispetto all'andamento storico, si tratta del peggior rendimento avuto dal 1980. La produzione del Paese è insufficiente ed il nostro Prodotto interno lordo continua a calare. Secondo l'Istituto nazionale di statistica, nei primi tre mesi del 2009 è diminuito di -2,4 punti percentuali rispetto agli ultimi tre mesi del 2008 (ottobre, novembre e dicembre) e di -5,9 punti percentuali rispetto al dato annuale. Con i dati odierni, infatti, l'Istat ha registrato una serie consecutiva di ben 4 trimestri fortemente negativi. Secondo i tecnici di dell'istituto di statistica questa ulteriore contrazione dell'economia, la quarta consecutiva, "è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell'agricoltura, dell'industria e dei servizi". Inoltre ha inciso il fatto che si è avuta una giornata lavorativa in meno rispetto sia al trimestre precedente sia al primo trimestre del 2008.
Il -5,9% segue il -2,1% del quarto trimestre del 2008, il -0,8% del terzo e il -0,6% del secondo. Una situazione analoga si era verificata tra il '92 e il '93, con sei cali di seguito anche se di minore entità.
Ma se per il Financial Times, il nostro resta un Paese malato, per il premier Berlusconi: "La situazione sta già migliorando". Il presidente del Consiglio è ottimista: “I dati sono quelli che sapevamo: avevamo la previsione di 4,6% annuale. Ma tutti i contatti con le imprese e gli imprenditori ci dicono che ci sono segnali di miglioramento". Nella conferenza stampa a Palazzo Chigi legata al varo della riforma della P.A.. Berlusconi ha ribadito che "nella crisi il fattore massimo è quello psicologico e per questo nostro compito è infondere fiducia e ottimismo".
Di diverso avviso Massimo D'Alema, che attacca: "Siamo al crollo secondo ciò che dicono i dati di oggi sull'andamento del pil e abbiamo un governo che fa demagogia e confusione di fronte a una situazione drammatica del paese", dice, e accusa: "Abbiamo un presidente del Consiglio che si trastulla e ci racconta che in Italia non c'è la crisi". Il crollo dell'economia italiana è nettamente superiore alla media europea, sottolinea D'Alema. "Gli italiani attendono delle risposte - prosegue - non l'autoelogio di Berlusconi; c'è chi pensa che per affrontare le malattie bastino le barzellette e naturalmente spesso in questo modo l'ammalato peggiora".
Per Brunetta invece il ritmo della crisi è rallentato: "La derivata seconda è migliorata. Il tasso di peggioramento è rallentato. Nella seconda parte dell'anno, se questa tendenza continuerà, noi ci avvieremo verso la fine dell'anno ad avere tassi di negatività sempre più ridotti e ci avvicineremo verso lo zero e poi verso il segno più", afferma il ministro della Pubblica amministrazione. "Oggi ci sono i valori misurati, ma contano ancora di piu' le tendenze. La tendenza di aprile-giugno dice che il peggioramento rallenta e che quindi si risale verso lo zero e poi verso il più".

da notiziarioitaliano.it

13/05/2009

Inghilterra, dal 2012 il contatore intelligente per risparmiare energia

smart-electricity-meter--180x140.jpgI consumi domestici di gas e di elettricità pesano sulla bolletta energetica e hanno una ricaduta negativa sull’ambiente. Come tenerli sotto controllo e addirittura come cancellare gli sprechi? La Gran Bretagna volta pagina. Ventisei milioni di famiglie saranno dotate, a partire dal 2012, di un contatore «rivoluzionario». Non più grande di una sveglia o di un telefonino, leggero, portatile, questo nuovo gadget «intelligente» da casa e da ufficio sostituirà i vecchi, obsoleti e inutili misuratori.

DUPLICE EFFETTO - In pratica, l’apparecchio riceverà un input di dati dalle diverse fonti di consumo e un display digitale informerà in tempo reale sull’utilizzo effettivo, su quello ottimale e sui risparmi ottenibili con un impiego corretto di lavatrici, fornelli, televisioni, impianti di riscaldamento, lavapiatti, computer. Un monitoraggio costante, anche dei costi, che offrirà a tutti la possibilità di azzerare gli eccessi e, di conseguenza, la produzione all’origine di CO2. L’obiettivo che il Regno Unito ha dichiarato di volere raggiungere entro il 2020 è quello di sforbiciare del 34 per cento le emissioni di monossidi e biossidi di carbonio e dell’80 per cento entro il 2040. L’introduzione dei contatori intelligenti avrà un duplice effetto. Consentirà una gestione energetica più efficiente: nei momenti si picco sarà, ad esempio, possibile intervenire per spegnere o contenere gli usi non urgenti e immediati. Inoltre, particolare non indifferente, darà ai consumatori l’opportunità di verificare gli esborsi mensili. Le bollette verranno sottratte all’insindacabile giudizio delle società che erogano il servizio e torneranno sotto il controllo delle famiglie.

corriere.it

12/05/2009

L'Eni firma l'intesa con l'Egitto, Attività di ricerca di gas nel Sinai

SHARM EL SHEIK (EGITTO) - Un vertice non solo politico, ma soprattutto economico. L'Eni ha siglato un importante accordo con l'Egitto. Lo ha annunciato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a Sharm el Sheik per il vertice italo-egiziano. Lunedì sera, all'arrivo in Egitto, il premier aveva parlato di un accordo «fantastico» e «fondamentale per l'Italia». L'accordo prevede tra l'altro, attività di sviluppo e ricerca nel settore del gas nel Sinai. Lunedì il premier aveva detto che il valore dell'accordo era di «4 miliardi di euro più altri 4 miliardi».

ENI INVESTIRÀ 1,5 MILIARDI DI DOLLARI - Secondo l'accordo di cooperazione tra Eni e governo egiziano l'intesa prevede l'estensione per 10 anni, fino al 2030, della concessione del giacimento di Belayim con investimenti di 1,5 miliardi di dollari in 5 anni. Per l'esplorazione e la produzione di gas naturale, materia di cui l'Egitto è particolarmente ricco, l'accordo sancisce l'impegno delle parti a valutare congiuntamente diverse alternative per la definizione di un quadro commerciale adeguato a consentire lo sviluppo del gas naturale presente a grandi profondità.

22:56 Scritto da : bruno841 in Economia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: eni, gas | OKNOtizie |  Facebook

10/05/2009

AL VIA LE ZONE FRANCHE

ll ministero dello Sviluppo economico ha scelto: saranno Napoli Est, Torre Annunziata e Mondragone le tre zone franche urbane della Campania, all’interno delle quali piccole e medie imprese costituite entro il 2009 potranno godere di incentivi e agevolazioni fiscali e previdenziali. Le tre aree scelte sono quelle che l’assessore alle Attività produttive Andrea Cozzolino aveva individuato come prioritarie nel documento fatto pervenire al governo il 5 agosto scorso. Nel pacchetto delle ipotetiche zone franche regionali c’erano anche Benevento e San Giuseppe Vesuviano, ma in seconda fascia rispetto alle prime tre, perché in possesso di un minore indice di priorità in base ai requisiti previsti dalla legge. Al primo posto nella graduatoria stilata dalla Regione c’era invece Torre Annunziata, in particolare il cosiddetto «quadrilatero delle carceri», un’area non lontana dal Polo nautico della città torrese, con un progetto che punta a valorizzare le piccole attività legate alla pesca. Al secondo posto della lista, Napoli Est, con il territorio che insiste tra la zona Pazzigno, la Villa, corso Protopisani, il cimitero e corso San Giovanni a Teduccio. Infine, Mondragone, con la fascia compresa tra la statale Appia bis e il mare.n tutta Italia sono 22 (di cui 18 al Sud) le zone franche urbane individuate dal governo in 11 regioni, che avranno diritto ad agevolazioni per 50 milioni all’anno. Oltre alle tre Zfu campane, le aree selezionate tra le 64 in gara sono Catania, Gela, Erice in Sicilia; Crotone, Rossano e Lamezia Terme in Calabria; Matera in Basilicata; Taranto, Lecce e Andria in Puglia; Campobasso in Molise; Cagliari, Quartu Sant’Elena e Iglesias in Sardegna; Velletri e Sora nel Lazio; Pescara in Abruzzo; Massa Carrara in Toscana e Ventimiglia in Liguria. «Con l’avvio delle zone franche - commenta il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola - diamo una significativa risposta al disagio socio-economico delle aree a maggior tasso di disoccupazione. Gli incentivi e le agevolazioni previsti per le zone franche, già sperimentate con successo in Francia e autorizzate dall’Unione europea, sosterranno la creazione di nuova imprenditorialità e fanno parte dei nuovi strumenti normativi per rilanciare l’intervento nel Mezzogiorno e nelle altre aree deboli del Paese. Stiamo già lavorando per estendere questa misura anche oltre il 2009». Il provvedimento sulle zone franche verrà sottoposto ora alla valutazione del Cipe e successivamente verrà notificato alla Commissione europea. Si prevede che gli incentivi e le agevolazioni potranno essere concretamente erogati entro la prossima primavera.

08/05/2009

Auto, Porsche annuncia la fusione con la controllata Volkswagen

porsche-volkswagen-afp-324x230.jpgIl gruppo automobilistico Porsche ha annunciato che si fonderà con Volkswagen, di cui è già azionista di maggioranza. Il progetto prevede di creare un'unica società di gestione che controllerà dieci marchi (quelli facenti finora parte del gruppo Volkswagen, più Porsche), che resteranno indipendenti. La decisione è giunta al termine di una riunione tra le famiglie Piech e Porsche, proprietarie di Porsche, convocata per decidere il futuro del marchio di Stoccarda.

Adesso l'obiettivo è di chiudere l'accordo entro quattro settimane dopo aver trattato con il land della Bassa Sassonia, azionista di Volkswagen - che può mettere il veto a ogni cambiamento significativo in Vw - e con i leader sindacali.

Porsche ha visto esplodere il debito a 9 miliardi di euro di debiti per scalare Volkswagen, di cui da gennaio controlla poco più del 50 per cento. Stando a quanto riportato nei giorni scorsi dai settimanali Der Spiegel e Focus, in ballo c'erano due modelli. Il primo, elaborato dal co-proprietario di Porsche e presidente del consiglio di sorveglianza di Volkswagen, Ferdinand Piech, prevedeva di vendere Porsche a Volkswagen.

Tale soluzione avrebbe consentito di cancellare in un colpo solo i debiti di Porsche. Piech avrebbe chiesto in cambio le dimissioni dell'amministratore delegato della casa produttrice della 911, Wendelin Wiedeking. Quest'ultimo sosteneva un modello differente e ambizioso, che prevedeva la salita al 75% di Porsche in Volkswagen, un aumento di capitale e l'ingresso di nuovi azionisti anche dal Qatar.

La soluzione Wiedekind è stata affossata, prima ancora che dalla decisione di oggi, dalla crisi finanziaria e dalla decisione di Bruxelles di non cancellare la cosiddetta "Legge Vw", che assegna al Land della Bassa Sassonia una minoranza di blocco.

sole24ore.com

La Bce taglia di un quarto di punto Costo del denaro all'1%

La Banca centrale europea ha tagliato di un quarto di punto il tasso di riferimento, portandolo all'1 per cento. Lo ha deciso il Consiglio direttivo dell'istituto centrale a Francoforte. Per i tassi monetari nell'area euro è il nuovo minimo storico.
La Bce, inoltre, ha abbassato di 50 punti base il tasso sui finanziamenti ad un giorno che scende all'1,75% mentre ha lasciato invariato allo 0,25% quello sui depositi marginali.


Questo taglio potrebbe rappresentare l'ultimo della manovra espansiva sui tassi finora seguita dalla Bce. Sempre oggi è si riunito anche il direttorio della Banca d'Inghilterra, sulla sterlina il costo del danaro è stato già abbassato nei mesi scorsi al minimo storico dello 0,5 per cento. Ma, a differenza della Bce, la Banca d'Inghilterra ha lasciato invariati i tassi d'interesse della Gran Bretagna che restano così fermi allo 0,5 per cento.

A inizio settimana la Commissione europea ha pubblicato nuove stime secondo cui quest'anno il Pil dell'Unione monetaria segnerà un -4 per cento, cui dovrebbe seguire una quasi stabilizzazione nel 2010, con un meno 0,1 per cento. Tuttavia nelle ultime settimane, alcuni dati e indagini congiunturali, enfatizzati da diversi esponenti di autorità nazionali e istituzioni finanziarie internazionali, hanno mostrato possibili segnali di miglioramento del quadro. Tanto che sui mercati ha guadagnato terreno la valutazione che la fase più acuta della crisi sia stata superata, specialmente negli Usa.

 

 

 

Tassi ufficiali (in %)

Ultima modifica

Stati Uniti

Fed Funds

0 - 0,25

16/12/2008

 

tasso di sconto

0,50

16/12/2008

Eurozona

pronti contro termine

1,00

7/05/2009

Gran Bretagna

tasso di intervento

0,50

5/03/2009

Svizzera

banda di oscillazione
del Libor a tre mesi

0-0,75

12/03/2009

Giappone

tasso di riferimento

0,10

19/12/2008

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