La sobrietà smarrita

GOVERNO, AUTO-ELOGI E PROMESSE

di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera

 

«L’Ulivo sgomina la cellulite!». Quel titolone a tutta pagina di Cuore, che nella primavera del ’96 rideva dei toni trionfanti con cui i ministri del governo di centrosinistra celebravano se stessi, resta un formidabile esempio di giornalismo sano. Così come la rubrica che la rivista satirica, imitandolecopertine della Domenica del Corriere, dedicava ai miracoli di San Tonino Di Pietro: «Fa arrivare in orario il Pendolino», «Elimina le stragi del sabato sera», «E’ assunto in cielo senza raccomandazioni». Un governo che «se la tira», da che mondo è mondo, finisce per fare danni. A se stesso e al Paese che lo ha eletto.

Certo, perfino un uomo sobrio come Sylvius Magnago, il leader storico della Svp, teorizzava che per essere un leader e guidare un popolo occorrono tre cose. 1) Avere delle buone ragioni. 2) Crederci fermamente. 3) Metterci un pizzico di retorica perché «la merce bisogna anche saperla vendere ». Per capirci: l’auto-incitamento che aiuta i ciclisti nelle imprese solitarie può spingere anche in politica. E sarebbe il colmo se non ci credesse il Cavaliere che, per dirla con le parole di un collaboratore stretto quale Niccolò Querci, «prima crea la “realtà virtuale” e poi lavora perché si avveri».
Mai si era visto però da decenni in qua, con rare eccezioni, un tale panorama di esibizioni muscolari, di promesse roboanti, di pavoni ansiosi di fare la ruota per esporla all’adorazione delle masse. Come se perfino i successi di immagine già incassati, dal dimezzamento dei membri del governo alla rimozione delle montagne di immondizia nel cuore di Napoli, dal ripristino del 7 in condotta fino all’offensiva contro i fannulloni, fossero insufficienti a placare la bulimia di nuovi peana. Come se mai prima fosse esistito un governo. Mai prima un progetto autostradale. Mai prima una nuova linea ferroviaria. Mai prima una politica estera. Ed ecco il Cavaliere lagnarsi che dopo l’uscita di scena di Blair, Aznar e Chirac «l’Europa ha perso personalità», sottolineare di avere approvato la Finanziaria in Consiglio dei ministri «in nove minuti e mezzo», vantarsi d’esser stato «determinante per fermare l’avanzata dell’esercito russo in Georgia » nonché il ritorno (due ore esatte prima che Putin annunciasse un aumento del 27% delle spese militari) «verso una guerra fredda», gongolare per sondaggi che gli danno «percentuali di consenso imbarazzanti» e definire l’Italia tecnicamente in recessione come «un Paese molto solido, con alto livello di vita e di benessere» col «72% del catalogo delle opere d’arte e di cultura d’Europa » e «la squadra campione del mondo di calcio».

Ecco Roberto Castelli dichiarare già a maggio ad Annozero, ignaro dell’arrivo di un’estate di massicci sbarchi quotidiani, che «da quando siamo al governo non ci sono più stati sbarchi di clandestini ».
Ecco Renato Brunetta, nella scia della benedetta lotta agli assenteisti, definirsi «la Lorella Cuccarini del governo » e sparare via via non solo sui troppi permessi sindacali ma su Nanni Moretti, i radical chic, i verdi, i professori sessantottini, i graffitari, i medici «macellai»… Ecco Altero Matteoli, subito seppellito dalle smentite dei colleghi, spiegare al meeting di Rimini che i dipendenti in esubero di Alitalia «verranno ricollocati alle Poste, all’Agenzia delle entrate o al Catasto ». Per non dire di Umberto Bossi che, vendendo per già introdotto il reato di clandestinità (successivamente rivisto per le proteste anche della Chiesa) offriva in un’intervista alla Padania il titolo «Clandestini, il reato sarà un muro».
Per carità, tutto già visto. Basti ricordare come perfino Romano Prodi, alla guida dell’esecutivo più obeso (centotré ministri, viceministri e sottosegretari), più litigioso e più instabile della storia repubblicana, figlio com’era di una vittoria striminzita, non perse occasione per fare il «ganassa»: «Vi assicuro che presto il governo sarà a punto e girerà come il motore di una Ducati o una Ferraaaari ». «E-si-go!». «Parlo-solo- io!» «Ci hanno votato tutti e cinque i continenti!» Non piacevano, agli elettori ulivisti, quelle ostentazioni di bicipiti e pettorali. E possiamo scommettere che, al di là della luna di miele, dei sondaggi luccicanti, della crisi della sinistra che non appare oggi in grado di disturbare il manovratore, anche chi ha votato la destra non apprezzi più di tanto la quotidiana distribuzione di promesse (la riduzione delle tasse, l’abolizione del bollo auto, la soppressione delle Province…) per il dopodomani.

Compreso il «bonus annuo fino 7mila euro lordi» a 250mila insegnanti assicurato a Tuttoscuola da Mariastella Gelmini a partire dal 2012, quando Alex Del Piero andrà per la quarantina. O quel federalismo fiscale di cui il presidente siciliano Raffaele Lombardo si è detto entusiasta: «Certo, avremo bisogno di una fase transitoria di almeno dieci anni…». Può darsi che scrivere come fece il Cavaliere sul famoso appunto mostrato alle telecamere «Al presidente n˚1.Al presidente più vittorioso nella storia del calcio. N˚1nella storia del calcio» aiuti a sentirsi più forti. Ma forse molti italiani, di tutte le convinzioni, apprezzerebbero di più un premier come Tony Blair capace, il giorno in cui ricevette le consegne di Downing Street, di rendere omaggio allo sconfitto John Major spiegando: «Mi rendo conto che la sua eredità richiede una colossale responsabilità». Bisogna saper perdere, diceva una vecchia canzone.
Giusto. Più difficile ancora, però, è saper vincere.

 

La sobrietà smarritaultima modifica: 2008-09-22T09:44:33+02:00da bruno841
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