Clima, Berlusconi: “Pronti a veto sul pacchetto dell’Ue”

1287258005.jpg1564165837.jpg«Ho annunciato che io arriverò ad interporre anche il diritto di veto». Silvio Berlusconi, uscendo dal Consiglio dell’Unione Europea in cui si è discusso il pacchetto su clima ed energia, torna a farsi riconoscere. Le intenzioni del governo in materia, d’altronde, erano già chiare da giorni. L’Italia, ad accettare le norme restrittive sulle emissioni inquinanti, non ci sta. Soprattutto perché la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia da tempo va dicendo che con quelle norme «si uccide l’industria europea. E quella italiana prima delle altre».Mentre il governo italiano indugia, è partita la battaglia delle associazioni ambientaliste. Greenpeace ha lanciato una petizione contro il governo Berlusconi che «sta sabotando apertamente il negoziato sul clima». E provocatoriamente l’associazione dice che «se questa deve essere la funzione del ministero dell’Ambiente, tanto vale chiuderlo, visto che l’impegno ambientale del ministro non è migliore di quello di Confindustria». La ministra Prestigiacomo si è già risentita. E ha fatto sapere, tramite il su portavoce, che la proposta di Greenpeace è tipica di chi «considera inconcepibile una cultura diversa da quella di nicchia, autoreferenziale che ha portato alla scomparsa elettorale dei Verdi e alla identificazione delle politiche ambientali come politiche del veto senza se e senza ma».
 
I paesi guida, come la Francia, la Germania e la Gran Bretagna di un redivivo Gordon Brown cercano di indicare la linea e chiedono una «nuova Bretton Woods» per ridisegnare le regole e le grandi istituzioni finanziarie e un summit del G-8 allargato entro l’anno.
Ma al di là dei Paesi tradizionalmente europeisti, il resto della truppa europea marcia a un altro ritmo, rinnovando tutti i dubbi sulla reale possibile convivenza della babele di un’ Europa a 27.
I Paesi dell’ est sono compatti nel chiedere una revisione tutto sommato abbastanza profonda dell’ accordo sul clima, con la Polonia (recidiva…) che arriva a minacciare il veto. Più sfumata la posizione dell’Italia che non nasconde le proprie perplessità sui costi del piano e chiede una pausa di riflessione, anche se oggi il premier Silvio Berlusconi in fase negoziale ha evocato anch’egli la possibilità di un veto di Roma su una clausola del pacchetto.
Del Trattato di Lisbona si parla ormai stancamente dando per scontato che non sarà possibile, come era negli auspici di qualche mese fa, arrivare a una soluzione prima delle elezioni europee della prossima primavera.
Eppure, proprio in quel Trattato l’ Europa potrebbe trovare molte soluzioni ai problemi di oggi e a quelli di domani, a cominciare dalla mancanza di una guida autorevole e duratura.
I colpi di reni delle Georgia – dove l’Ue è stata mediatrice efficace – e del summit di domenica scorsa sono dovuti in buona parte a una presidenza, quella francese, che ha dimostrato forza e efficacia. Le cose sarebbero andate nello stesso modo se a presiedere l’Europa fosse stata la Slovenia (presidenza precedente) o la Repubblica Ceca (presidenza del primo semestre del 2009)?.
La presidenza fissa per due anni e mezzo prevista dal Trattato di Lisbona darebbe invece all’Ue quella continuità di lavoro e di gestione dei dossier che adesso manca del tutto. Eppure il Trattato di Lisbona è stato ancora oggi il convitato di pietra di un vertice dove i leader hanno pensato più ai bilanci nazionali (costo dei provvedimenti sul clima e peso di quelli per arginare la crisi finanziaria).
È giusto riflettere su questo punto perché il problema di domani sarà proprio quelli dei bilanci destinati a saltare in seguito alla crisi economica che sta arrivando dopo quella finanziaria ed agli esborsi pubblici per sanare la finanza privata. Ma in ordine sparso si va poco lontano. I Quindici Paesi dell’ Euro più la Gran Bretagna hanno dimostrato di aver capito bene questa lezione. L’Europa a 27 e i nuovi entrati nell’ Ue sembrano aver invece preso un’altra strada.
 
IL PACCHETTO CLIMA UE 
 
Il pacchetto prevede cinque iniziative che «trasformano in misure concrete», come ha spiegato Barroso, gli obiettivi vincolanti per il 2020 avallati in marzo dai capi di Stati Ue: diminuire del 20% i gas serra (o del 30% se gli altri Paesi industriali saranno d’accordo), portare al 20% la quota Ue di energia da fonti rinnovabili e aumentare l’efficienza del 20 per cento.La Commissione ha deciso i principi del nuovo mercato dei “permessi di emissione” che sostituirà dal 2013 l’attuale sistema di scambio delle quote di CO2 (Ets) che è gratuito; vi sarà un unico registro e gli Stati non dovranno più presentare a Bruxelles piani nazionali annuali sull’assegnazione gratuita dei permessi di emissione agli impianti industriali; ma li conferiranno, tramite aste a pagamento, includendo diversi settori industriali ora assenti (aviazione, alluminio e chimica).Di certo per le centrali elettriche scatteranno nel 2013 le aste a pagamento. Per le imprese energivore – come chimica, siderurgia o alluminio – in caso di minaccia concorrenziale da Paesi terzi, la distribuzione potrà continuare gratis; o, in alternativa, gli importatori concorrenti saranno obbligati a pagare analoghi permessi. Dalle aste gli Stati Ue potrebbero ricavare tra i 30 e i 50 miliardi di euro, da destinare almeno per il 20% a iniziative per il clima.Per i gas serra emessi dai settori non compresi nella Borsa delle emissioni – trasporti, rifiuti, agricoltura, e climatizzazione degli edifici – una seconda proposta ha fissato obiettivi nazionali nel 2020, prevedendo uno sforzo proporzionale al Pil pro capite, che permetta di arrivare a un calo complessivo del 14 per cento.
Una terza misura legislativa fissa gli obiettivi nazionali differenziati per la quota di energie rinnovabili nel consumo totale di energia di ogni Paese. Sono composti da un incremento obbligatorio uguale per tutti, pari al 5,75% del consumo finale, più un ulteriore aumento, diverso per ogni Stato e proporzionale al Pil pro capite. La proposta conterrà incentivi all’uso dei biocarburanti nei trasporti, fissando criteri di sostenibilità.
La quarta iniziativa stabilisce il quadro giuridico per incentivare la ricerca e le applicazioni di nuove tecnologie nel settore della “cattura e stoccaggio” di CO2 (immagazzinamento in depositi geologici o nel fondo degli oceani). Il testo contiene il progetto di finanziare 12 impianti, tra i quali uno in Italia, a Porto Marghera.
La Commissione ha approvato infine nuove linee guida per gli aiuti di Stato in campo ambientale. Vengono considerati ammissibili tutti i sostegni pubblici miranti a colmare la differenza fra i costi di produzione da fonti rinnovabili e il prezzo di mercato dell’energia; e gli aiuti su riduzione emissioni e sviluppo di rinnovabili miranti oltre gli obiettivi minimi Ue.
 
COSA PREVEDE PER L’ITALIA IL PACCHETTO CLIMA UE
 
Entro il 2020, le emissioni di gas a effetto serra da parte di settori non industriali, come trasporti e riscaldamento domestico, dovranno essere tagliate in Italia del 13% rispetto al 2005, mentre le fonti rinnovabili dovranno arrivare al 17% del consumo nazionale di energia, dal 5,2% di tre anni fa.Nel caso dell’Italia, lo sforzo sarà addizionale agli impegni non ancora mantenuti su Kyoto: invece di diminuire del 6,5% rispetto al 1990, nella Penisola le emissioni di Co2 sono previste da Bruxelles in aumento del 13% nel 2010.
La nuova sfida si aggiunge perciò alla correzione di rotta già da fare. Quanto alle imprese manifatturiere e dell’energia, dal 2013 parteciperanno in modo più esteso alla Borsa delle emissioni e al piano comunitario che punterà a una riduzione dei gas inquinanti industriali del 21 per cento. Bruxelles in questo campo non prevede più obiettivi nazionali, né ha già stabilito fino a che punto le imprese energivore dovranno pagare di tasca propria «i permessi di emissione». Per evitare danni alla competitività, la decisione sarà presa entro il 2011 sulla base di quanti Paesi terzi e imprese straniere aderiranno all’ambizioso esercizio europeo contro l’inquinamento.
 
 
 
Clima, Berlusconi: “Pronti a veto sul pacchetto dell’Ue”ultima modifica: 2008-10-15T22:59:00+02:00da bruno841
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento